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23 Giugno 2021 FisioterapiaNews
Incontinenza: cos’è e come affrontarla

Forse sai già cos’è l’incontinenza e che ne esistono diversi tipi.

La FINCOPP, Federazione Italiana e Disfunzioni del Pavimento Pelvico, dichiara che 5 milioni di persone soffrono di incontinenza (uomini e donne).
Questa cifra è probabilmente sottostimata in quanto ancora troppo spesso l’ncontinenza viene taciuta per imbarazzo o perché non diagnosticata.
Le cifre non si riferiscono esclusivamente alla popolazione più anziana, né a puerpere e neanche esclusivamente al periodo del climaterio.

Il costo globale dell’incontinenza è di 2,5 miliardi di euro perché si preferisce ricorrere ad ausili ad assorbenza e altri dispositivi per gestirla.

Quello che forse non sai è che esiste una branca specialistica della fisioterapia che si occupa proprio di questa condizione (e non solo), della sua prevenzione, gestione, miglioramento ed in qualche caso risoluzione.

Il 28 giugno si celebra la giornata nazionale per la prevenzione e la cura dell’incontinenza.

Prenditi cura dei tuoi muscoli perineali, fissa ora un colloquio gratuito per saperne di più.

Dott.ssa Maria Occhionero, fisioterapista specializzata nella Riabilitazione del pavimento pelvico

 


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17 Giugno 2021 News

BREATH TEST LATTULOSIO

Cos’è?

Il breath test al lattulosio è un esame semplice, non invasivo ed accurato, utile per diagnosticare la sindrome da contaminazione batterica del piccolo intestino, un disturbo legato alla sovracrescita di batteri – normalmente confinati nel colon – negli ultimi tratti del tenue.

Quando la flora microbica normalmente presente nel crasso prolifera a dismisura, insediandosi anche nei tratti terminali dell’intestino tenue, l’assorbimento dei nutrienti viene compromesso, mentre aumenta la quota di gas intestinali con amplificazione dei sintomi sopraccitati.

In queste condizioni, diagnosticabili tramite il breath test al lattulosio, è necessario intervenire con antibiotici specifici per ridurre la propolazione microbica dell’intestino.

Come si esegue l’esame

Il test inizia misurando il livello di idrogeno nell’area espirata dal paziente a digiuno da circa 12 ore. Dopo questa prima rilevazione il paziente viene invitato a deglutire 5-10 grammi di lattulosio disciolti in 200 ml di acqua; da questo momento in poi, le concentrazioni di idrogeno nell’aria espirata vengono misurate a intervalli regolari di 15-20 minuti per circa due o tre ore.

DURATA: 4 ore

Preparazione

È consigliabile rimandare l’esecuzione dell’esame in presenza di diarrea importante, di patologie intestinali acute (gastro-enteriti) ed in caso di recenti procedure diagnostiche a cui il paziente si è sottoposto (colonscopia).
È necessario rispettare alcune norme per la corretta riuscita del test stesso:
a) Nei 15 giorni che precedono l’esame, il paziente deve evitare l’assunzione di antibiotici.
b) Nei 7 giorni che precedono l’esame, il paziente non deve fare alcuna terapia a base di: fermenti lattici, procinetici e lassativi.
L’utilizzo di terapie con antibiotici o l’abuso di lassativi, può ridurre la flora intestinale, compromettendo il risultato del test.
c) Il giorno precedente l’esame:
Evitare:
• Carboidrati complessi e fibre (frutta, verdura, pane, pasta e legumi);
• Alcolici e bevande gassate;
• Caramelle e gomme da masticare;
• Condimenti ad eccezione di una ridotta quantità di olio.
Rispettare le seguenti istruzioni alimentari:
• Colazione: un bicchiere di tè o caffè d’orzo.
• Pranzo: riso bollito condito con poco olio, oppure carne/pesce ai ferri condito con poco olio.
• Merenda: tè o caffè d’orzo.
• Cena: riso bollito condito con poco olio, oppure carne/pesce ai ferri condito con poco olio.
• Bevande: acqua naturale o minerale non gassata.
d) Il giorno dell’esame:
• Essere a digiuno da almeno 8/10 ore;
• Evitare di bere acqua oppure, in caso di necessità, bere solo mezzo bicchiere di acqua non gassata;
• Evitare assolutamente di fumare;
• Evitare di sottoporsi a sforzi fisici eccessivi;
• È permesso lavarsi i denti.
e) Prima dell’esame, lavaggio orale con un collutorio a base di Clorexidina.
f) Durante l’esame:
• Evitare di dormire;
• Evitare di bere (anche l’acqua);
• Evitare assolutamente di fumare;
• Informare il medico circa la manifestazione di alcuni sintomi in modo da agevolare l’interpretazione dell’esame.


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17 Giugno 2021 News

BREATH TEST LATTOSIO

Cos’è?

Il breath test all’idrogeno dopo somministrazione per via orale di lattosio è un esame semplice, affidabile e non invasivo, utile per la diagnosi di intolleranza al lattosio.

l lattosio, zucchero caratteristico del latte e dei latticini, è un disaccaride composto dall’unione dei due monosaccaridi: glucosio e galattosio. Affinché il lattosio possa essere assorbito dai villi intestinali, tale legame dev’essere necessariamente scisso, liberando i due monosaccaridi che vengono poi assorbiti a livello digiuno-ileale (tratti intermedi e finali dell’intestino tenue). Artefice di tale evento è l’enzima lattasi, predisposto appunto alla digestione del lattosio.

Come si esegue l’esame
  1. Prelevare espirato basale (tempo 0) prima di somministrare il substrato (lattosio):
    • Il paziente deve soffiare nella sacca con l’apposito boccaglio fino a che la stessa sia piena di aria;
    • Con una siringa aspirare 20 cc di aria dalla sacca;
    • Chiudere subito la siringa con il tappo, senza forzare troppo l’avvitamento;
    • Contrassegnare la siringa con l’adesivo n.1 sul retro dello stantuffo.
  2. Svuotare completamente la sacca;
  3. Somministrare al paziente la dose di lattosio in polvere (25 gr. adulti e 12,5 gr. pediatrico), disciolta in 200 ml di acqua naturale;
  4. Nelle 4 ore successive, prelevare l’espirato ogni 30 minuti (ulteriori 8 misurazioni), contrassegnando ogni siringa con il numero del “soffio” eseguito.

DURATA: 4 ore

Preparazione

È consigliabile rimandare l’esecuzione dell’esame in presenza di diarrea importante, di patologie intestinali acute (gastro-enteriti) ed in caso di recenti procedure diagnostiche a cui il paziente si è sottoposto (colonscopia).
È necessario rispettare alcune norme per la corretta riuscita del test stesso:
a) Nei 15 giorni che precedono l’esame, il paziente deve evitare l’assunzione di antibiotici.
b) Nei 7 giorni che precedono l’esame, il paziente non deve fare alcuna terapia a base di: fermenti lattici, procinetici e lassativi.
L’utilizzo di terapie con antibiotici o l’abuso di lassativi, può ridurre la flora intestinale, compromettendo il risultato del test.
c) Il giorno precedente l’esame:
Evitare:
• Carboidrati complessi e fibre (frutta, verdura, pane, pasta e legumi);
• Alcolici e bevande gassate;
• Caramelle e gomme da masticare;
• Condimenti ad eccezione di una ridotta quantità di olio.
Rispettare le seguenti istruzioni alimentari:
• Colazione: un bicchiere di tè o caffè d’orzo.
• Pranzo: riso bollito condito con poco olio, oppure carne/pesce ai ferri condito con poco olio.
• Merenda: tè o caffè d’orzo.
• Cena: riso bollito condito con poco olio, oppure carne/pesce ai ferri condito con poco olio.
• Bevande: acqua naturale o minerale non gassata.
d) Il giorno dell’esame:
• Essere a digiuno da almeno 8/10 ore;
• Evitare di bere acqua oppure, in caso di necessità, bere solo mezzo bicchiere di acqua non gassata;
• Evitare assolutamente di fumare;
• Evitare di sottoporsi a sforzi fisici eccessivi;
• È permesso lavarsi i denti.
e) Prima dell’esame, lavaggio orale con un collutorio a base di Clorexidina.
f) Durante l’esame:
• Evitare di dormire;
• Evitare di bere (anche l’acqua);
• Evitare assolutamente di fumare;
• Informare il medico circa la manifestazione di alcuni sintomi in modo da agevolare l’interpretazione dell’esame.


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17 Giugno 2021 News

UREA BREATH TEST

Cos’è?

L’urea breath test è un esame semplice, non invasivo e di grande accuratezza utilizzato per la diagnosi dell’infezione da Helicobacter Pylori.
La crescita dell’Helicobacter Pylori porta con sé una serie di spiacevoli conseguenze per il paziente, predisponendolo alla gastrite, all’ulcera dello stomaco e, in alcuni casi, al cancro allo stomaco.

L’Helicobacter Pylori (HP) è un batterio patogeno che riesce a sopravvivere, a differenza di altri germi, nell’ambiente acido dello stomaco. Aderisce alla mucosa dello stomaco e può danneggiare le cellule con i suoi prodotti metabolici e citotossici provocando un’infiammazione della mucosa gastrica (gastrite). Inoltre, l’HP interferisce con meccanismi complessi nel processo di secrezione del succo gastrico provocando malattie correlate alla secrezione di acido e pepsina (ulcera nello stomaco o nel duodeno) con relativi disturbi. L’infezione è anche associata al cancro gastrico.

Come si esegue l’esame
  1. Il paziente espira l’aria nelle due provette con il tappo bianco mediante una cannuccia (campione basale), per pochi secondi fino alla comparsa di condensa sul vetro della provetta;
  2. Il paziente assume una compressa contenente 100 mg di urea disciolta in acqua naturale, nella quale è stata versata una bustina da 1,4 g di acido citrico. L’acido citrico ritarda lo svuotamento gastrico e facilita la diffusione del carbonio 13 nello stomaco;
  3. 30 minuti di attesa;
  4. Il paziente espira l’aria nelle due provette con il tappo blu mediante una cannuccia, per pochi secondi fino alla comparsa di condensa sul vetro della provetta;
  5. Compilare la “scheda tecnica” con i dati del paziente, il nominativo del medico richiedente e l’e-mail per la ricezione del referto.

DURATA: 30 minuti

Preparazione

Evitare di sottoporsi (almeno 2 settimane prima del test) a terapia con:

  • Antibiotici;
  • Inibitori della pompa protonica.

L’utilizzo di terapie con farmaci che inibiscono l’attività metabolica ed ureasica del batterio, possono alterare il risultato del test.
L’esame deve essere effettuato a digiuno ed il
giorno del test non è permesso lavarsi i denti.
Per tutta la durata dell’esame:

  • Non assumere cibi e bevande;
  • Non fumare.

 


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21 Ottobre 2020 FisioterapiaNews
CORSO CAREZZE DEL CUORE

Il corpo è uno spazio importante, è la sede di tutti i ricordi, è il mezzo con cui sentiamo e ci esprimiamo.
Attraverso la pelle, i muscoli e le articolazioni è possibile percepire il rapporto tra realtà interiore e mondo esterno e il modo in cui questi interagiscono.
Grazie al massaggio si percepisce il corpo nella sua dimensione globale: si valutano i confini, il volume, lo spazio che può generare movimenti segmentari o globali.
Con il massaggio emerge l’identità più autentica dell’individuo: appare la sensazione di corpo unito, segmentato, vissuto, protetto, sentito. Si diventa consapevoli di ciò che si muove e non si muove.

Il massaggio
IN GRAVIDANZA

  • Facilita il drenaggio dei liquidi linfatici e venosi
  • Rende elastici i tessuti
  • Induce il rilassamento delle tensioni muscolari
  • Crea uno spazio e un momento nel quale la donna ritrova il proprio corpo attraverso la percezione delle modifiche che avvengono, favorendo l’elaborazione del nuovo schema corporeo
  • Aiuta a sentire di nuovo, attraverso un contatto morbido e avvolgente, parti del suo corpo dimenticate e a sentire in modo diverso le parti conosciut

Sessioni singole della durata di 1h circa, a partire dal 3° mese di gravidanza

AL BAMBINO

Il tatto è il più importante dei nostri sensi, è il primissimo mezzo di comunicazione. Ha una grande importanza nella creazione del legame genitore bambino e grazie a quel legame il neonato costruisce la propria identità.
Il massaggio è una forma profonda di riconoscimento: un nutrimento per il corpo e l’anima.
Il massaggio infantile è innanzitutto e soprattutto uno scambio affettivo ma tra i suoi innumerevoli benefici ricordiamo che:

  • Facilita lo sviluppo dello schema corporeo
  • Aiuta i bambini a scaricare e dare sollievo alle tensioni provocate da nuove situazioni/sensazioni, stress o piccoli malesseri
  • Stimola, tonifica e regolarizza i sistemi circolatorio, respiratorio, muscolare, immunitario, grastrointestinale, vestibolare
  • Migliora la capacità di apprendimento, sviluppo e tono muscolare e l’integrazione sensoriale
  • Favorisce l’attaccamento sicuro, la comunicazione prelinguistica, la sensazione di essere rispettato, il contatto precoce con entrambi i genitori, la qualità del tempo trascorso nel rapporto uno a uno
  • Rafforza l’autostima e la fiducia in se stessi dei neogenitori con una migliore comprensione del proprio bambino, lettura e rispetto dei sui segnali
  • Rappresenta un’opportunità di coinvolgimento precoce del padre e dei fratelli (riduzione della gelosia e dei conflitti)
  • Può essere un valido aiuto nella riduzione di maternity blues e depressione post partum

“Cosa ci può essere di più utile per il bambino della comunicazione diretta da parte del genitore tramite un tocco dolce, sottolineato da parole calme e una musica rilassante, insieme alla meticolosa attenzione per ogni suo segnale? È molto importante, per costruire una relazione positiva, il piacere che i genitori possono provare nell’interazione reciproca all’interno della quale la tenerezza e l’amore possono esprimersi.”

Adatto a neonati da 2 a 7 mesi circa. Si tratta di 5 incontri mono settimanali, in piccoli gruppi di 4 bambini. Possono partecipare al corso sia le mamme che i papà.

Testo a cura della dott.ssa Tiza Letizia, fisioterapista


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21 Ottobre 2020 FisioterapiaNews
CORSO ZEROPRESSIONE
come gestire la pressione addominale

Esercita i tuoi addominali senza rischio per la schiena
Rispetta il tuo perineo
Migliora il tuo atteggiamento posturale
Mantieni agile il tuo diaframma

OBIETTIVI DEL CORSO

  • prendere coscienza e consapevolezza dei muscoli del “core”, ovvero il diaframma respiratorio,i muscoli addominali , i muscoli del pavimento pelvico
  • utilizzo dei muscoli del core a riposo e nel compimento di uno sforzo, in posture ed esercizi normopressivi e ipopressivi

A CHI E’ CONSIGLIATO IL CORSO

  • a partire dai due mesi successivi al parto, per recuperare il tono della parete addominale in tutela dei muscoli del pavimento pelvico
  • nella gestione delle forme non chirurgiche di diastasi addominale (la separazione irreversibile dei muscoli retti dell’addome)
  • nella gestione delle forme meno gravi di prolasso di uno o più organi pelvici(cistocele, isterocele, rettocele , colpocele)
  • come sostegno ad altre attività motorie(corsa, camminata, pilates..)
  • SE SI DESIDERA APPRENDERE I PRINCIPI DELLA CORRETTA TONIFICAZIONE MUSCOLARE e MIGLIORARE LA POSTURA, nel rispetto dei muscoli perineali

 

I primi 4 incontri del corso base, sono finalizzati alla (ri)scoperta dell’area pelvica e addominale, intese come regioni muscolari, in posture e condizioni inibenti o facilitanti la loro attività.

Nelle successive 10 sessioni di livello avanzato si propongono esercizi via via più complessi e sequenze coordinate di lavoro, in posture adatte ed eventualmente adattate, in cui si ottiene il lavoro dei muscoli addominali più profondi per via riflessa, in protezione dei muscoli del perineo e della colonna vertebrale, senza aumento pressorio nella cavità addominale.
Gli esercizi sono pertanto indicati anche in caso di discesa degli organi (prolasso), risultano utili nelle forme non chirurgiche di diastasi addominale o in preparazione all’intervento, in caso di ipertonia o ipotonia dei muscoli del pavimento pelvico (per esempio dopo il brusco aumento di peso della gravidanza, per cause ormonali, in conseguenza di attività fisica particolarmente impegnativa, ma anche solo per tendenza naturale o per disallenamento alla percezione), in presenza di dolore vertebrale (lombalgia, ernie discali..) e in tutti quei casi in cui non è possibile eseguire movimenti ampi con la colonna ma è necessario tonificare il “core”, ovvero il complesso muscolare coxo-lombo-pelvico.

Testo a cura della dott.ssa Maria Occhionero, fisioterapista


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25 Maggio 2020 GinecologiaNews

Articolo tratto dal sito https://www.sorgente.com/

Molte persone hanno contattato la guida dei genitori della Cord Blood Foundation (https://parentsguidecordblood.org/en ) per porre alcune domande sulla nuova infezione da coronavirus COVID-19.
Abbiamo raccolto un riassunto delle domande più frequenti che possono essere utili sia ai genitori che ai professionisti del settore.

Le donne in gravidanza hanno un rischio maggiore di contrarre il COVID-19?

La società professionale degli ostetrici degli Stati Uniti, ACOG, afferma che, secondo tutti i dati disponibili in questo momento, le donne in gravidanza non presentano un maggior rischio di essere contagiate da coronavirus. Dobbiamo però sottolineare un altro aspetto importante, ovvero che quando le donne incinte contraggono infezioni respiratorie, è presente un rischio maggiore di manifestazione di sintomi gravi. Quindi, le donne in gravidanza “dovrebbero essere considerate una popolazione a rischio per il COVID-19”.

Come bisogna comportarsi se si è in dolce attesa in questo periodo?

Se sei incinta durante la pandemia di coronavirus, dovresti seguire delle rigide precauzioni per evitare l’esposizione al COVID-19. Se sospetti di avere il coronavirus, informa immediatamente il tuo medico. È importante sempre sottolineare che il nuovo coronavirus COVID-19 non è un virus influenzale. Tuttavia, i sintomi da infezione di COVID-19 sono simili all’influenza, così come anche il modo in cui si diffonde il contagio, quindi, in questo studio, ci basiamo soprattutto su ricerche precedenti sulla gravidanza e sui virus dell’influenza.

Durante la gravidanza, infatti, si verificano cambiamenti importanti nel sistema immunitario per impedire al corpo della madre di riconoscere il suo bambino come estraneo e attaccarlo. Ma questi cambiamenti significano anche che le donne incinte presentano una minore immunità alle malattie. Le gestanti hanno infatti un aumento dei carichi di lavoro sul loro cuore e sui polmoni. Una donna gravida, in buona salute, ha un rischio maggiore di essere ricoverata in ospedale con l’influenza; durante il primo, secondo e terzo trimestre di gravidanza il rischio di ricovero aumenta di 1,7; 2,1 e 5,1 volte. Quando la donna incinta riscontra patologie preesistenti, come il diabete o l’asma, i fattori di rischio aumentano di 2,9; 3,4 e 7,9 per i rispettivi tre trimestri.

Quali potrebbero essere gli effetti di un’influenza durante la gravidanza?

Se una donna incinta si ammala gravemente d’influenza, aumenta il rischio di aborto spontaneo o parto prematuro. Un piccolo studio condotto in Cina su 10 nascite, ha scoperto che la polmonite materna causata da COVID-19 al momento della nascita era associata a sofferenza fetale e parto prematuro. Quindi, ancora una volta, se sei incinta e sospetti di avere contratto il COVID-19, dovresti comunicarlo immediatamente al tuo medico. 

Le madri con coronavirus durante la gravidanza, possono tramettere l’infezione al feto?

COVID19-sickmumQuando il bambino si trova ancora nell’utero, la placenta lavora per proteggerlo dalle malattie. La placenta è un organo straordinario che consente agli anticorpi di passare dalla madre al bambino e il più delle volte blocca proprio le malattie che possono essere direttamente trasmesse al feto.

Nel caso dell’influenza ordinaria, nota anche semplicemente come “influenza”, un grande studio ospedaliero non ha trovato prove per la trasmissione trans-placentare dell’infezione da madre a figlio. Nel caso del COVID-19, gli studi iniziali condotti in Cina suggerivano che il coronavirus può essere talvolta trasmesso da madre a bambino, ma ci vorranno più studi su gruppi di pazienti più grandi per confermarlo. Lo studio più spesso citato da Wuhan in Cina ha esaminato 33 bambini nati da madri malate di coronavirus. A tre di questi bambini appena nati è stata diagnosticata un’infezione da COVID-19, anche se nati con taglio cesareo. Nonostante soffrissero di febbre e polmonite poco dopo la nascita, tutti e tre i bambini si sono ripresi e sono risultati negativi al COVID-19 entro una settimana dal parto.

Dopo il parto, è possibile trasmettere il coronavirus al neonato?

Dopo il parto, una madre a cui è stato diagnosticato il COVID-19 può trasmettere il suo virus al bambino attraverso uno stretto contatto. In questa situazione è raccomandabile che la madre tiri il suo latte (con un tiralatte) e che ci sia un “caregiver” o un familiare che aiuti la mamma nella gestione del bambino fino a quando non sia completamente guarita.

Il sangue cordonale può contenere tracce di COVID-19?

Per quanto ne sappiamo, il sangue del cordone ombelicale non contiene tracce di COVID-19, anche se la madre è malata al momento del parto. È importante chiarire che esiste una differenza tra gli studi che cercano la trasmissione della malattia da COVID-19 tra madre e bambino, rispetto agli studi che rivelano i segni di COVID-19 nel sangue cordonale: questi sono due argomenti separati. Quando una persona si ammala di un virus respiratorio, è molto raro che il virus possa essere tracciato nel sangue.

Il sangue del paziente infatti mostrerà anticorpi contro il virus, ma non il virus stesso.

Quindi, è estremamente improbabile che il COVID-19 appaia nel sangue cordonale. Uno studio del 2006 condotto dalla Croce Rossa americana fu quasi premonitore nel descrivere l’attuale pandemia di COVID-19. Il documento prevedeva che proprio durante una pandemia d’influenza, il sangue donato sarebbe stato “sicuro”, ma che ci sarebbe stato un altro problema: la carenza di donazioni a causa delle interruzioni delle operazioni dei centri prelievo. Questo è esattamente ciò che sta accadendo adesso e, in risposta a questo problema, la FDA (l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, dipendente dal Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti) ha allentato le restrizioni ai donatori di sangue.

Ulteriori rassicurazioni sul fatto che il COVID-9 non appaia nel sangue del cordone ombelicale o nei tessuti interessati al parto, proviene da uno studio condotto su 15 nati a Wuhan, in Cina. Le madri soffrivano tutte di polmonite da COVID-19 e i loro bambini erano stati partoriti con taglio cesareo. Mentre i bambini si trovavano ancora nella sala operatoria sterile e prima ancora di entrare in contatto con le loro madri, venivano raccolti i campioni del loro liquido amniotico, del sangue cordonale e dei tamponi della gola neonatale. Successivamente è stato raccolto anche il latte materno delle madri. Tutti questi campioni biologici sono risultati negativi al COVID-19, utilizzando sia il test CDC che il test RT-PCR interno dell’ospedale. Quindi, se una mamma ha contratto l’infezione da COVID-19 durante la gravidanza o anche durante la nascita, non deve preoccuparsi che il virus sia presente nel sangue del cordone ombelicale o nei tessuti della placenta e del cordone ombelicale.

Protezione dai virus dagli anticorpi materni

Ancora una volta, la placenta è sorprendente: protegge il feto dalle malattie e consente agli anticorpi della madre di penetrare nel sangue del bambino. Il neonato eredita il sistema immunitario della madre e presenta la stessa resistenza della mamma alla maggior parte delle malattie, fino all’età di 6 mesi circa. Se la madre si rivela immune verso COVID-il 19, molto probabilmente lo sarà anche il neonato. Qualsiasi donna che ha contratto il coronavirus ed è guarita, possiede degli anticorpi protettivi contro la malattia. Un piccolo studio a Wuhan, in Cina, ha confermato che, quando sei madri malate di polmonite da COVID-19 hanno partorito, tutti i loro bambini avevano anticorpi contro il COVID-19 nel sangue.

Il vaccino somministrato alla mamma potrebbe proteggere anche il neonato?

Se la mamma facesse il vaccino contro il COVID-19, sarebbe protetto anche il suo neonato. Gli studi hanno dimostrato che i vaccini influenzali stagionali somministrati a donne incinte hanno notevolmente ridotto le infezioni da influenza neonatale. Inoltre è stato anche dimostrato che il vaccino risulti efficace se è somministrato almeno due settimane prima della nascita.

Le banche di conservazione del sangue cordonale controllano le mamme per il COVID-19?

Sì, le banche della conservazione privata del sangue del cordone ombelicale hanno modificato le loro forme di anamnesi sulla salute materna per verificare anche una possibile esposizione a COVID-19, anche se non si prevede che il virus compaia nel sangue del cordone ombelicale o nei tessuti interessati al parto. La filosofia che si sta seguendo è quella di raccogliere le informazioni adesso nel caso in cui diventino importanti un domani.

In che modo le biobanche di crioconservazione del sangue cordonale hanno modificato le loro operazioni a causa di COVID-19?

Ironia della sorte, durante questa pandemia da COVID-19, non c’è stata alcuna modifica nelle operazioni di laboratorio delle biobanche di crioconservazione perché il processo era già rigorosamente controllato. Una volta che il sangue cordonale o il tessuto arriva in laboratorio per essere processato, i campioni vengono gestiti con protezioni standard contro i patogeni trasmessi dal sangue e questi includono un equipaggiamento protettivo per il personale e la presenza di una cappa dove processare i campioni biologici, efficace nel mantenere il campo sterile. Pertanto, non è necessario prendere ulteriori precauzioni. Inoltre, quando un kit di raccolta arriva in laboratorio, viene posizionato in una zona di ricezione “speciale”, lontano dalle aree di lavoro regolari per scongiurare il rischio che l’esterno del kit possa essere contaminato dal coronavirus. Il personale designato apre con cura i kit e trasferisce il campione direttamente in laboratorio.

COVID19 bankQuali precauzioni sta adottando il personale delle biobanche durante la pandemia da COVID-19?

Una delle preoccupazioni che le biobanche stanno affrontando in questo momento è la possibilità che il loro personale possa contrarre, nella loro vita quotidiana (famiglia, luoghi che frequentano), un’infezione da COVID-19. Per evitare ciò, i tecnici di laboratorio sono stati assegnati a diversi team con nessun contatto tra di loro in modo che se un’intera squadra dovesse essere messa in quarantena, le altre squadre potrebbero continuare a lavorare senza rischi di contagio. Le aree comuni sul posto di lavoro, come gli spogliatoi o gli spazi adibiti alle pause, vengono sanificate ripetutamente con un disinfettante medico. I membri del team inoltre lavorano in remoto (smart working) o rimangono socialmente distanti.

La pandemia da coronavirus può essere un motivo in più per pensare alla conservazione del sangue cordonale?

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In questo periodo i genitori sono diventati più consapevoli su quali sono le possibilità biologiche per proteggere la salute del proprio bambino e di tutta la famiglia. Proprio durante la pandemia da COVID-19, abbiamo assistito a un picco di domande per la conservazione del sangue cordonale nelle biobanche. Le probabilità di utilizzo a lungo termine del sangue del cordone o dei tessuti non sono state modificate da quello che sta succedendo oggi con la pandemia in corso.

Le motivazioni di base per la conservazione del sangue del cordone sono sempre quelle di poter essere d’aiuto e supporto ai pazienti bisognosi di donatori e di essere una forma di assicurazione sanitaria per un patrimonio biologico importante e utile a tutto il nucleo familiare.

 

Fonte:

https://parentsguidecordblood.org/en/news/coronavirus-during-pregnancy-and-cord-blood-banking


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30 Aprile 2020 DietologiaNews
Percorso Intestino e Peso Corporeo

Il percorso più adatto a chi ha problemi di funzione intestinale o di controllo del peso

Descrizione approfondita

Sei sovrappeso e hai bisogno di scendere di qualche kg? Soffri di disturbi intestinali ricorrenti come infiammazione, dolori, gonfiori, stitichezza o diarrea, sindrome del colon irritabile? Pensi di avere allergie o intolleranze alimentari o altri disturbi del sistema immunitario? Il percorso Intestino e Peso Corporeo si focalizza su alcune metodiche per comprendere la presenza di stati infiammatori a livello sistemico e cellulare, nonché identificare intolleranze di tipo genetico e l’assetto del microbiota intestinale che regola numerose funzioni immunitarie e metaboliche

A chi si rivolge

il percorso si rivolge a tutti coloro che soffrono di problematiche inerenti la sfera digestiva e la funzione intestinale e a coloro che hanno come obiettivo specifico un calo del peso

Include

test di lipidomica, analisi microbiota intestinale, test genetico focalizzato sulle capacità metaboliche e sulle sensibilità alimentari – ogni pacchetto include una prima visita con consulente nutrizionale, con misurazione della composizione corporea e rilascio di dieta & integrazione personalizzata sulla base degli esiti dei test, e 3 visite di controllo

Benefici attesi

Il percorso è in grado di individuare le aree su cui lavorare per rendere più efficiente il programma di calo ponderale e /o per ritrovare una migliore efficienza fisiologica del proprio sistema intestinale

Costo e durata

Durata: 6 mesi
Costo:
• € 940 pagato in un’unica soluzione
• Proposta di rateizzazione:
€ 550 alla prima visita
€ 150 alla seconda visita (di controllo)
€ 150 alla terza visita (di controllo)
€ 150 alla quarta visita (di controllo)


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30 Aprile 2020 DietologiaNews
Percorso Fitness & Sport

Il percorso più specifico per chi ama lo sport e vuole migliorare la propria performance

Descrizione approfondita

Vuoi correre la tua prossima maratona in meno di 3 ore? Vuoi iniziare un’attività sportiva ma non conosci la tua predisposizione genetica alla tua performance sportiva? Sei uno sportivo amatoriale e vuoi migliorare le tue prestazioni in gara? Il percorso si avvale delle più avanzate metodologie per fotografare lo stato dell’assetto genetico e fisiologico dello sportivo ed individuare le leve su cui agire per migliorare la performance sportiva

A chi si rivolge

Il percorso Fitness & Sport è rivolto in particolar modo alle persone che vogliono intraprendere un’attività sportiva o di fitness e desiderano conoscere il loro stato di efficienza biochimica, genetica e metabolica prima di iniziare oppure agli sportivi amatoriali e professionisti che intendono migliorare il loro standard di prestazioni o velocizzare le capacità di recupero.

Include

test di lipidomica, analisi di biochimica dello sport, test di DNA fitness e test di metabolomica – ogni pacchetto include una prima visita con consulente nutrizionale, con misurazione della composizione corporea e rilascio di dieta & integrazione personalizzata sulla base degli esiti dei test, e 3 visite di controllo

Benefici attesi

il percorso è in grado di individuare eventuali aree di inefficienza dei processi metabolici e biochimici, nonché eventuali carenze vitamine, minerali e di micronutrienti. Migliorando la funzione di queste aree, attraverso opportune integrazioni, correzioni alimentari e scelte comportamentali è possibile ottimizzare le capacità fisiche e metaboliche dello sportivo e quindi il suo livello di prestazioni nella relativa disciplina sportiva o di allenamento

Costo e durata

Durata: 6 mesi
Costo:
• € 1340 pagato in un’unica soluzione
• Proposta di rateizzazione:
€ 950 alla prima visita
€ 150 alla seconda visita (di controllo)
€ 150 alla terza visita (di controllo)
€ 150 alla quarta visita (di controllo)


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